Comunicazione politica tra spin e pianificazione

La comunicazione politica appare per la prima volta nella polis greca, orientata alla ricerca del bene comune, essendo l’individuo un concetto sconosciuto. L’attuale comunicazione politica, che non va confusa con quella partitica, perché ricerca allo stesso modo la comunità, attraverso il consenso, con il quale può avere la maggioranza per governare e gestire i poteri, anche in modo clientelare. Nella comunicazione politica concorrono un elemento razionale (dato oggettivo) ed uno emotivo (pathos e suggestione). Per fare una buona comunicazione politica è necessario per un leader diffondere messaggi chiari, saper scrivere bene, parlare in modo comprensibile, essere costantemente informati ed esercitare un'ottima capacità di persuasione, quindi è il coinvolgimento emotivo a determinare il consolidamento della leadership. Il messaggio politico più che chiaro deve essere emozionale e posizionato durante tutto il giorno.

Per questo motivo in USA il pragmatismo politico si traduce in uno staff di comunicazione apposito, al servizio del leader emergente (in Italia, invece, la comunicazione è spesso campo di reti clientelari).

Per vincere, in politica, è allora necessario conoscere le logiche della comunicazione altrui e Internet rappresenta un ottimo strumento di conoscenza, di cui si fà largo uso, ad esempio cercando notizie scomode per l’avversario, da diffondere per screditarlo, come nel caso del Drudge Report. Con la rete infatti spariscono le mediazioni e il cittadino può sentirsi più vicino al politico o al personaggio importante. Un esempio calzante è Huffington Post, sito messo a punto dalla signora Huffington che, approfittando della posizione sociale conferitale dall’altolocato marito, ha fatto dei suoi salotti i luoghi privilegiati per la produzione e diffusione mediatica di pettegolezzi. Sotto forma di blog, il Drudge Report si basa su notizie certe, mentre l’Huffington Post sfrutta una comunicazione media e battagliera nei confronti della politica con frasi polemiche ed esplicite.

In politica, oltre ad essere leader, occorre innovare per essere vincenti. La prima cosa che manca in Italia rispetto agli Stati Uniti è l'organizzazione di base: nel nostro paese mancano le figure professionali specifiche (portavoce, spin doctor e staff di comunicazione), il concetto di sfruttamento delle potenzialità di internet e veri e propri editori che sono stati rimpiazzati da società per azioni (come il gruppo Repubblica-L’Espresso e Rcs), senza dimenticare l’influenza della politica sulla comunicazione che si è stabilita come una sorta di dipendenza storica.

Uno staff comunicativo allora dovrebbe essere composto di: un portavoce (la Casa Bianca ne ha 12) che esprime i messaggi per conto del leader di cui ha delega di rappresentanza (in Italia questo vale per i partiti, infatti Capezzone è il portavoce del Pdl, Orlando del PD, Casini per l’Udc, Di Pietro per l’Idv, la Lega Nord usa indiscriminatamente i rappresentanti in vece in Bossi); uno spin doctor, consigliere strategico che pianifica la comunicazione personale del leader e ne realizza l’immagine pubblica; uno staff di esperti di comunicazione, spesso composto da ex giornalisti, che è di fatto l'ufficio stampa dei partiti, dei leader e delle istituzioni, con cui interagisce per confidenzialità data la comune appartenenza alla corporazione.

Si possono allora considerare i casi Obama (discreto comunicatore, forse troppo ripetitivo ma efficace e soprattutto vincente nella diffusione dei suoi messaggi) che ha vinto grazie anche ai web watchers e a tutta una serie di figure professioniste della comunicazione ben preparate che lo hanno affiancato, De Gaulle (abile ad utilizzare al meglio il mezzo televisivo, lui che era un militare), Bush senior e Bush figlio (bravi nell'utilizzare al meglio la rete) e Nicolas Sarkozy, capace di vincere attraverso la comunicazione mediale e di perdere (quasi sicuramente) allo stesso tempo per non aver saputo mantenerla durante il mandato.
In Italia invece, c’è una differenza tecnica tra la comunicazione del centro-destra e quella del centro-sinistra: la prima punta sull’emotività, con l’intento di creare un’identità permeabile a tutti gli strati sociali che valga la maggioranza, la seconda non riesce ad avere lo stesso impatto emotivo e gioca piuttosto la carta razionale, meno vincente sul piano delle elezioni popolari.

Informare e Comunicare nella pratica economica ed istituzionale

Bisogna distinguere tra l’attività dell’informare, che è la diffusione di un messaggio portatore di un contenuto privo di interesse specifico per chi lo scrive e per chi lo diffonde, e quella del comunicare, che è la diffusione di un messaggio portatore di un contenuto di interesse specifico per chi lo produce e per chi lo diffonde. La distinzione si fa ancora più netta se si considera la comunicazione istituzionale, processo pianificato di produzione e diffusione di messaggi informativi finalizzati a comunicare l’immagine di un’istituzione, secondo la volontà dei vertici istituzionali, del sistema valoriale e di quello etico (può essere sia pubblica che privata).

Questa pianificazione è priva di finalità economiche, mentre persegue distintamente quelle del controllo del consenso: in ciò non coincide del tutto con la comunicazione pubblica aziendale, sottosistema giustificato dal contesto in cui è inserita l’immagine aziendale, che pianifica e promuove messaggi volti a valorizzare la mission, con lo strumento della problematicità, da cui attingere un miglioramento qualitativo (logica dell’ufficio reclami). In questo secondo caso, sono osservati i criteri di accessibilità, usabilità e trasparenza (il web è ideale in questo senso perché permette la tracciabilità).

La comunicazione istituzionale sul web deve presentare quattro caratteri fondamentali: usabilità, accessibilità, interattività e trasparenza. È sicuramente più allargata, ma sempre trasparente e verificabile istantaneamente, perché è aperta, ovvero c'è la possibilità di chiedere e ricevere subito una risposta che può essere automatica ("grazie per averci contattato, miglioreremo il nostro servizio"), intelligente (il cliente viene indirizzato, magari con una serie di click che rimandano a vari link) o più specifica. La differenza tra comunicazione pubblica e politica in definitiva è che la prima non ricerca un guadagno ma offre un servizio, mentre la seconda è orientata verso la ricerca di un consenso ma non necessariamente destinata alla politica. Una terza forma è la comunicazione di prodotto, processo pubblico o privato finalizzato alla valorizzazione di un prodotto appunto, integrato anche nella comunicazione istituzionale.

Gli strumenti usati da questi processi comunicativi sono i media (giornali, radio, TV, Internet), di cui la rete è quello che ha maggiore carattere interattivo (feedback), utile per il marketing: in questo modo la comunicazione può essere volta a produrre pubblicità, comunicati stampa, interviste, conferenze stampa e video pubblicabili direttamente sul web. I media sono distinti a seconda della necessità di mediazione: così mentre carta, radio e tv seguono lo stesso percorso ma sono rallentate dal fattore tempo, internet fa in modo che le critiche e le contestazioni arrivino più velocemente, sempre però nel quadro di un'etichetta opportuna.
Il valore da trasmettere è il valore da vendere che può essere economico, personale, di condivisione e di consenso. Il marketing insegna che è necessario valorizzare sempre l’aspetto positivo di una notizia, comunicandola in modo “asettico” (privo di giudizi personali), secondo le regole delle 5W e privilegiando la comunicazione di dati quantitativi più che qualitativi.

È così che alle notizie si applica il brand management, ovvero l’insieme delle tecniche di marketing da usare per uno specifico prodotto, per una linea di prodotti o per una marca. Il brand è il marchio, il messaggio politico, lo slogan, il prodotto di successo. Lo scopo è aumentare il valore percepito da un consumatore rispetto ad esso, di modo da aumentare di riflesso la brand equity (valore del marchio o patrimonio di marca). La marca è considerata la "promessa" implicita di qualità che il cliente si aspetta dal prodotto che ne determina l'acquisto nel futuro. Il brand isituzionale allora potrà essere una singola persona o una realtà multipla (comuni, emmenthal svizzero, coca cola, ...), purché abbia una storia propria e si possa riconoscere immediatamente anche senza didascalie o loghi: si tratta di comunicazione pura, per questo questi “prodotti” sono detti comunicativi. Chi fa comunicazione istituzionale deve essere disponibile a mettere in piazza in modo chiaro il messaggio che intende portare avanti, messaggio che può essere ricevuti in forma diretta, mediata o attraverso la rete.

A tale scopo, è utile produrre messaggi brevi per accattivare l’utente, perciò è ideale la formazione di script, frasi precotte che devono essere efficaci quindi concrete, tenendo sempre presente la profilatura del target di riferimento. Dalla buona elaborazione di script si deve raggiungere la customer satisfaction, rilevata attraverso indagini di mercato (es. dei dati di log nel web).

Paradossalmente, il giornalista è meno consapevole del comunicatore, che di queste tecniche conosce i meccanismi più reconditi: il comunicatore infatti dà per scontato di avere dei condizionamenti, anzi li mette al centro della sua attività (la comunicazione è conscia di avere interesse specifico, l’informazione no).

L'usabilità è la facilità di accesso, con sezioni logiche ed accessibili (espressa dalla mappa del sito). In questo senso sono più usabili gli alberi di navigazione dei siti istituzionali stranieri, più semplici di quelli italiani che hanno strutture barocche e contorte (come Inps, Camera dei Deputati, Ministeri, Ferrovie dello Stato, ecc).

Per fare degli esempi, il sito della Camera dei Deputati (www.camera.it) presenta tutte le comunicazioni in stile breve e conforme alla forma giornalistica, in modo da agevolare il copia-incolla della stampa e degli utenti, ma finisce per considerare la comunicazione istituzionale come una comunicazione di prodotto.



Il sito del Governo spagnolo, invece, (www.moncloa.es) ha un ottimo albero di navigazione (cioè la sua mappa logica), perché dà notizie come fosse un giornale, scevro da ridondanze inutili: il sito infatti non si serve dei media, dato che è il governo a fornire tutte le informazioni, corredate da una buona multimedialità (video, audio, immagini scaricabili), come a dire che non c'è differenza tra un giornalista “ordinario” e un giornalista “del sito” del Governo spagnolo. Così se una notizia è valida, è sufficiente andare sul sito del governo, che nel frattempo profila una serie di informazioni sull'utente (tracciabilità, percorsi, statistiche) in una sorta di sondaggio continuato, che carpisce i fenomeni d’opinione pubblica.



Il sito del Governo francese (www.elysée.fr) si presenta esteticamente molto bello, ma complesso ed emozionante più che informativo: è fatto per essere guardato, dal momento in cui ha poco testo e le immagini sono ottime sul piano della qualità e visibili con uno scrolling uguale a quello di un giornale online. Ciononostante, la particolarità di questo sito è che ha una forte interazione con il cittadino.



Il sito del Governo inglese (www.number10.gov.uk) punta invece sull’unione di tecnologia e comunicazione, che traduce il nesso che si instaura tra il potere politico e il cittadino.

2001: Odissea nello Spazio. L'alba dell'uomo (pt.1)

Google inghiotte l'editoria e l'iPad tenta di salvarla

Al recente salone sul libro di Torino, Rupert Murdoch si è scagliato contro le notizie online gratis, con l’intento esplicito di arrestare l'emorragia di copie vendute e il crollo della raccolta pubblicitaria. La maggioranza degli utenti Web non è ancora pronta per pagare le notizie online, ma deve fare i conti con il crollo delle vendite, i bilanci negativi, l’aumento dei debiti (senza contare la concorrenza sleale che sul web è ormai consuetudine). La nuova tendenza è incarnata da un servizio apposito di Google, "Google Books", che si occupa di effettuare la digitalizzazione di libri e riviste, finora disponibili solo in forma cartacea, in formato digitale e fruibile gratuitamente.

Ma analogamente a quanto avviene in ambito internazionale ed in altri ordinamenti, anche nell'ordinamento giuridico italiano si pone il problema del diritto d’autore, con una disciplina che prevede l'attribuzione di un insieme di facoltà a colui che realizza un'opera dell'ingegno di carattere creativo, con l'intento di riservargli diritti morali ed economici (Legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni). Al momento la Federal Trade Commission ha bloccato il progetto e Google, per risolvere il problema, ha deciso di pagare di tasca sua 125 milioni di dollari al fine di creare un Book Rights Registry a cui giornalisti e case editrici potranno registrarsi e ricevere indirizzi. Tuttavia, persiste la preoccupazione, in merito al controllo esercitato da Google sull’editoria, che possa influire sui prezzi dei libri, o ancor peggio, determinare la scomparsa delle biblioteche. Un modello di gestione dei diritti d'autore è il copyleft, basato su un sistema di licenze attraverso le quali l'autore, in quanto detentore originario dei diritti sull'opera, indica ai fruitori che essa può essere utilizzata, diffusa, talvolta anche modificata, liberamente, ma nel rispetto di alcune condizioni essenziali.

Quanto ad iPad di Apple, tra gli stores impegnati nella diffusione (prevista a Giugno in Italia) spiccano Time Magazine (a pagamento, che affianca contenuti tradizionali e multimediali extra con link personalizzati) e il nuovo Book Store (catalogo di e-books, con la possibilità di vedere le illustrazioni a colori, evidenziare parti e ingrandire il carattere e infine analizzare il testo, ricercando le parole specifiche tramite l’uso di un dizionario integrato).

Il giornalismo multimediale, dal travaso del cartaceo all'autonomia giornalistica

In generale, si può dire che la distinzione principale tra giornalismo cartaceo e multimediale è che nel primo sono centrali i problemi economici e quelli della tempestività della notizia, mentre nel secondo l'importanza centrale va all'advertising, inizialmente gestito con i banner che hanno generato il cosiddetto boxino morboso (parte di “alleggerimento” dedicata a notizie intrattenitive, che si sposano alle esigenze di marketing e che si collocano a destra nella home page), poi realizzato con i flash pubblicitari, i siti internet divenuti blog (aggregatori di notizie), i giornali locali on line (es. Gazzetta di Reggio), e la descrizione dei quotidiani italiani per iPad.

Nel giornalismo online, un elemento tipico è l'ultim'ora, una sezione adatta per capire il corso degli eventi senza dover scrollare l'intero quotidiano: in Italia in particolare, le news in tempo reale sono considerate acriticamente attendibili, spesso dimenticando di effettuare i controlli sull'esattezza e veridicità dei loro contenuti. In presenza di eventi “speciali”, come le elezioni politiche, i giornali cartacei non riescono a competere con i siti di news che coprono le 24 ore.

Tuttavia, possono puntare sulla stabilità delle notizie pubblicate, scevra dalla nevrosi dello scoop del web, che spesso rischia di far circolare informazioni esagerate ad hoc o peggio ancora del tutto false, pur di non prendere un buco o per carenza di tempo per le verifiche del caso. Per ogni giornale online, sono indispensabili i dati di profilazione dell'utenza (numero complessivo degli utenti al mese, numero delle pagine consultate e numero medio degli utenti giornalieri).
Lo sviluppo tecnologico derivato dalle innovazioni non parte mai dal centro della rete, bensì dalle sue estremità periferiche: Internet è considerato dagli utenti come un distributore globale libero e gratuito, per cui essi non accettano volentieri limitazioni e pagamenti, ma pretendono un flusso continuo di notizie.

Per questo, è utile analizzare i giornali online. News & Observer è il 1° web journal al mondo e si basa su una formula che coniuga l’omogeneizzazione dei contenuti, prodotta da un estensivo affidamento alle fonti d'agenzia e alla scelta di puntare su tematiche ricorrenti quindi più familiari, con l’omogeneizzazione della loro presentazione, con scelte di layout molto simili a quelle di molti altri siti. In genere, in giornali di questo tipo non sono richiesti pagamenti (eccetto che per i giornali finanziari), per non decrescere il traffico di rete e, di conseguenza, gli introiti pubblicitari. In Italia, il giornale online apparso per primo è l’Unione Sarda, che ha inaugurato la consuetudine di riunire poche risorse umane ed economiche, distribuite su carichi e ritmi di lavoro molto maggiori, causa principale di informazioni errate o copiate. Il modello di business adottato è quello incentrato sul marketing pubblicitario.
I giornali online locali, invece, devono riuscire a far convergere le notizie generali agli interessi della comunità locale, diventando delle sorte di “social networks locali”. Ciò offre la possibilità di realizzare buoni prodotti anche con pochi mezzi. I news aggregators, poi, sono siti che raccolgono e selezionano notizie da altri siti, motivo che attira loro numerose critiche giornalistiche.

Alcuni esempi di stampa online in Gran bretagna:
• THE INDIPENDENT


• THE GUARDIAN

• THE TIMES

• DAILY MAIL

• THE MIRROR

• THE FINANCIAL TIMES

La BBC occupa nel quadro dell’informazione britannica un ruolo centrale, specialmente in campo radiotelevisivo e multilingue. È infatti considerata tra le inglesi la testata più imparziale dal punto di vista politico.


Esempi di stampa online in Francia
• LE FIGARO

• LIBÉRATION

• PARIS MATCH

• NOUVEL OBSERVATEUR

• LE MONDE


Esempi di stampa online in Germania
• DER SPIEGEL

• DIE WELT


Esempi di stampa online in Spagna
• EL MUNDO

• EL PAIS


Esempi di stampa online negli USA
• NEW YORK TIMES

• THE WASHINGTON POST

• USA TODAY

• THE WALL STREET JOURNAL


Esempi di stampa online in America Latina
• LA NACIÓN (Argentina)

• O GLOBO (Brasile)


Esempi di news aggregators
• THE HUFFINGTON POST (USA)



• POLITICO (USA)




Molti quotidiani stanno ricorrendo sempre di più ai blog per ampliare l'offerta informativa e permettere il commento alle notizie, improntato all’interazione, in stile social network. A questo, va aggiunto il ricorso della novità tecnologica iPad, che permette di sfogliare i quotidiani digitali in abbonamento con formato pdf. Questa tecnologia è difesa da Murdoch, magnate dei media impegnato nella lotta contro i motori di ricerca che, a parer suo, rubano contenuti online. È l’iPad, secondo lui, a salvare il settore dell’editoria, non solo per la possibilità di acquistare riviste, giornali e libri direttamente dall’e-book store, ma anche per i costi più contenuti per le case editrici in fase di pubblicazione.


[Ringrazio Alessandro Giannotta per le informazioni relative alle testate in elenco; per i rispettivi link al sito ufficiale e alla spiegazione in Wikipedia, visitare http://alessandrogiannotta.blogspot.com/]

Il giornale web, tra Repubblica e Corriere




Un giornale online perché funzioni non deve oscurare quello cartaceo, in coerenza con il gruppo editoriale d’appartenenza, ma deve aumentare il numero degli utenti senza penalizzare la vendita in edicola. Eppure oggi si assiste ad un progressivo calo nella diffusione dei giornali tradizionali, a causa della crisi economica (che colpisce soprattutto le testate diffuse gratuitamente e le testate nazionali, più che quelle locali) e della mancanza di una versione web dei giornali locali, in grado di competere con la ricchezza di quelli nazionali.

Di qui, risulta l’evidente differenza fra diffusione e vendita, di cui si occupa l'agenzia ADS (Accertamento Diffusione Stampa), che fornisce periodicamente il dato sul numero di copie cartacee delle singole testate diffuse e vendute in Italia e, parallelamente, anche altre società specializzate nel conteggio di utenti dei giornali online. Queste agenzie raccolgono mensilmente statistiche circa le pagine viste e il numero medio di utenti al giorno. Attraverso i dati provenienti dal web è possibile ottenere molte più informazioni rispetto al tradizionale monitoraggio effettuato dalle edicole, ad esempio con il profiling dell'utente (quali e quante cose legge e da dove attinge quel materiale), chiave di lettura del new martketing editoriale, talvolta camuffato da “concorso a premi”. Google, ad esempio, propone Google Analitics, una funzionalità che effettua analisi di mercato comparate ed elabora dati da riutilizzare in termini di marketing.

Per questo tipo di dati, sul mercato si profilano nuove figure professionali in grado di leggerli e compararli costruendo rapporti d'interfaccia fra il contenuto e la tecnologia adatta a quest’ultimo: anche un articolo può essere allora oggetto di analisi statistica, che studierà quante volte è stato letto, da quale profilo utente e per quanto tempo l'utente si è soffermato a leggerlo.

In questo senso, Repubblica.it è il giornale web più letto in assoluto, motivo per cui ha deciso di cambiare layout, con una home page molto più lunga, barre menù e di navigazione ed un approccio legato alla notizia in tempo reale collegata agli archivi, ma il cambiamento più significativo è l'introduzione di molte più foto rispetto alle precedenti edizioni, in forza di un visibile potenziamento della tecnologia di rete. La formula adottata punta sull’auto-costruzione della notizia, sfruttando tecnologie che supportano più applicazioni contemporaneamente, più multimedialità ed interattività dei testi.

In questa nuova veste grafica, spesso più che notizie analitiche, si trovano veri e propri “pastoni” di notizie adatte al copia-incolla del back office del giornalismo digitale, impegnato nel cosiddetto clipping: prendere, selezionare e pubblicare. In alto, infatti domina l’informazione locale, resa in questo modo più visibile, e la navigazione appare sempre meno giornalistica in senso stretto e sempre più volta a proporre servizi: ecco comparire le icone pubblicitarie, spesso a cavallo di articoli, con l’esplicito intento di attirare l’attenzione del lettore, tanto da non permettere una chiara distinzione tra pubblicità tradizionale e web advertising. Sulla barra del menù si trovano dunque sia un’opzione seminascosta che consente l’immissione in canali pubblicitari già consolidata in altre testate, sia più esplicite icone di pubblicità vera e propria, indipendente dal giornale: si tratta delle nuove frontiere del web journalism, le cui logiche di mercato tendono a sovrastare quelle più propriamente informative.

Se già con le immagini web, il testo diventa sempre più un accessorio e sempre meno il protagonista, è l’andamento di scrittura orizzontale a rendere Repubblica.it conforme alle nuove regole di mercato: la nuova tecnologia telefonica, ispirata alle modalità di lettura possibile dagli smartphones, impone una lettura appunto orizzontale dei contenuti, secondo una logica che risponde all’aumento del numero di utenti in rete, ma che permette di rimanere almeno in parte fedeli alla versione cartacea, per questioni di linea editoriale e per non cannibalizzare le vendite in edicola o in abbonamento. Inoltre, il sito ha introdotto un’area “Premium” a pagamento, che, tra le altre cose, offre la possibilità di sfogliare interamente il giornale direttamente online.


L’altra testata online prevalente nel panorama italiano è quella del Corriere della Sera, che mantiene un’impostazione più tradizionale delle notizie, ma più dispendiosa in termini di tempi di lettura, con un andamento di scrittura verticale. Questa testata digitale offre una maggiore ricchezza di notizie rispetto a Repubblica.it, superando il maggiore limite di quest’ultima, lo scrooling complesso da gestire: più semplice, quello del Corriere dedica la maggior parte dello spazio alla pubblicazione “a rullo” delle notizie, che non prevede spostamenti tramite icone bensì attraverso dei percorsi. Ha una barra di scorrimento più breve e semplice, immediata, che riduce considerevolmente la parte dedicata all’informazione e alla multimedialità (video, blog, foto e lunghe gallerie di immagini appaiono solo dopo aver scrollato una serie di notizie minori). Gli articoli sono un lavoro di collage, in cui il giornalista sembra avere scarsa autonomia. Il Corriere online, in definitiva, non sembra porsi problemi di continuità concettuale e grafica con il cartaceo, per riformulare il suo aspetto in modo indipendente.

Giornalismo tradizionale e Giornalismo Digitale, conflitto o convergenza?

Un punto importante è la distinzione tra giornalismo tradizionale e giornalismo digitale, perché quello tradizionale è stato totalmente innovato dal coinvolgimento della tecnologia digitale, che ha inciso sui tempi di diffusione della notizia (giornalismo in diretta, cioè in tempo reale), sulla modalità di distribuzione del cartaceo (controllata da codici a barre, sensori informatici specifici, ecc.) e sulla possibilità di attingere a più fonti per lo stesso fatto, scavando nella rete (l’utente come conoscitore globale).

Ma allora il giornalista è prima di tutto una persona curiosa e fantasiosa, che trasmette questi suoi aspetti nel racconto dei fatti e nella trasmissione delle relative immagini, e in questo la separazione tra giornalisti tradizionali e digitali non ha senso d’essere, è antiquata, tanto che si può dire che oggi non esiste più.

Il giornalismo tradizionale, per conto suo, si sta avviando al modo di scrivere tipicamente multimediale, un po’ con titoli di articoli in prima pagina quasi scontati, che non sempre colpiscono il lettore quanto dovrebbero, e un po’ con un’inedita impaginazione, più improntata alle immagini e all’alleggerimento ottico degli articoli (si ha l’impressione di una perdita di autorità).

Il giornalismo online è invece più “democratico”, dato che offre al lettore la scelta circa il giornalista da cui attingere informazioni per la medesima notizia. Tale scelta tiene conto, ovviamente, della specificità della scrittura in Internet, che richiede sintesi, logica multitasking associata a percorsi di approfondimento frammentati dai link e tempestività nella pubblicazione della notizia.

Ciò è sicuramente un fattore di ambivalenza della rete, che produce alcuni svantaggi collaterali, come l’appiattimento nell’uso dei modelli e della creatività, incarnato nella figura del “giornalista passacarte”: troppa facilità d’accesso permette l’aggiornamento just in time, ma perde di attendibilità (verifica delle fonti, es. Wikipedia); ciò permette ad errori e refusi di entrare liberamente in circolo nella rete, mescolati alle notizie che spesso sono inutili o di dubbia utilità; la stessa sintesi applicata a tutti gli eventi finisce spesso per svuotare di significato l’evento stesso e dare l’impressione di non aver detto nulla.

La vera scommessa del buon giornalismo online allora deve essere il passaggio dalle fast news “appiattite” alle slow news, ma trattate con l’utilizzo della sintesi tipica del web. Questo è ancora più arduo se si considera che circa 1/10 degli italiani sceglie per informarsi la carta stampata, mentre già 1/5 si rifugia in Internet e 1/3 segue esclusivamente la televisione.